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Referendum, la generazione di Facebook e Twitter si è fatta sentire

Il successo dei referendum è stato anche una vittoria dei nuovi media sui vecchi: l’opposizione ha usato Facebook, Twitter, email e blog per scavalcare il dominio di Berlusconi sulla televisione. E’ la Bbc a sottolineare il ritorno della partecipazione nella vita politica italiana e il ruolo chiave svolto da Internet.

“Gli italiani trovano la voce e puniscono Berlusconi”, titola l’emittente britannica. Non è stato solo un voto di protesta, è stato anche una vittoria dei “nuovi media” usati dalla “nuova sinistra”: “Attraverso il cyberspazio una nuova generazione di italiani – trentenni costretti a vivere con i genitori perché non trovano un lavoro stabile e non possono permettersi una casa per conto loro – si sono scambiati sms, twitter e email per spronarsi al voto”.

Gli italiani – nota la Bbc – si sono resi conto che possono dire la loro su come è gestito il Paese. I politici attuali – la gerontocrazia italiana – restano intrappolati in divisioni post-belliche tra destra e sinistra, con lealtà provinciali verso famiglia, città e regione. “Non è necessario che i successori siano così. Sono ben navigati – nella realtà e nel cyberspazio – e conoscono diverse società e diversi modi di fare politica”.

Per la Bbc, è un revival di fiducia nella democrazia: “Gli italiani sembrano avere riscoperto il referendum. Ignorato, e considerato quasi una sciocchezza per anni, ora – in tandem con i nuovi media – potrebbe avere dato nuova vita alla democrazia”.

La sconfitta di Berlusconi emerge netta nei titoli (spesso in copertina) dei siti web della stampa internazionale. Nel merito dei quesiti referendari, oltre alla bocciatura dello “scudo giudiziario” per il premier, fa discutere il no al nucleare.

“L’Italia – osserva ancora la Bbc – si unisce alla Germania nel respingere l’appartenenza al club dell’energia nucleare, anche se entrambi continueranno a importarla da altri Paesi. Due grandi economie europee rinunciano a una fonte di energia che un tempo davano per scontata …. altre potrebbero seguire”.

Per il Financial Times, due settimane dopo le “pesanti perdite” inflitte a Silvio Berlusconi con le amministrative, gli italiani hanno dato un “altro serio colpo alla sua credibilità” (“Gli elettori respingono riforme di Berlusconi”).

Di fronte al “crescente scontento” tra le stesse fila dei suoi sostenitori di centro-destra, Berlusconi ha ammesso la sconfitta. Secondo il Ft, questa “forte dimostrazione del calo di popolarità del governo” probabilmente allargherà le spaccature nella coalizione di maggioranza e spingerà a una ricerca destinata a creare divisioni: quella di qualcuno che possa succedere a Berlusconi.

Il Ft fa notare che Enel e la francese Edf dovranno archiviare i progetti congiunti di costruire la prima centrale nucleare in Italia dopo che il precedente referendum del 1987 aveva messo in soffitta i reattori esistenti.

Il primo ministro – sottolinea il Ft – è ancor più “ostaggio” della Lega Nord e del suo leader, Umberto Bossi, che potrebbe far cadere il governo “se non soddisferà le sue richieste, che ora si concentrano sui tagli fiscali”.

E lo spazio di manovra del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è ulteriormente ristretto dall’esito dei referendum sull’acqua. Per l’Anea, le società di gestione dei servizi idrici dovranno investire circa 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. Secondo analisti di Mediobanca, scrive il Ft, “è difficile credere che le autorità locali e il governo statale possano fare più debiti e sostenere questo impegnativo programma d’investimenti senza l’aiuto del settore privato”.

“Un altro colpo per Berlusconi” è il titolo dell’Economist, che parla di “schiacciante sconfitta personale” per il primo ministro. Secondo il settimanale britannico, tutti i segnali indicano che si è trattato di un voto di protesta, “non tanto sui temi (oggetto dei referendum, ndr) quanto contro il primo ministro e il suo governo”.

L’Economist attira l’attenzione su due date: il 19 giugno, quando la lega Nord farà la sua manifestazione annuale a Pontida; e il 22 giugno, quando è previsto il voto di fiducia in Parlamento. “Qui le conseguenze dell’attuale sorpresa potrebbe cominciare ad avere ripercussioni al di fuori dell’Italia”. La Lega – spiega – vuole che Berlusconi prometta tagli fiscali. Ciò potrebbe “aprire la strada a un nuovo accesso di lassismo fiscale in Italia che potrebbe, a sua volta, avere effetti preoccupanti sulla stabilità dell’euro”.

FONTE: Il Sole 24 Ore

Lavori sociali al posto del carcere

Convenzione con il ministero della Giustizia, è tra i primi comuni d’Italia – La scelta del Consiglio: saranno possibili per il reato di guida in stato d’ebbrezza

Non c’è da sospettare che l’unanimità, in un consiglio comunale “caldo” come quello di Nova Siri, sia sinonimo di omologazione. Più probabile che si tratti di spirito costruttivo e responsabile, che maggioranza e opposizione hanno mostrato di avere in passato. Ed è certamente una scelta costruttiva e responsabile quella -approvata all’unanimità nell’ultimo consiglio del 3 giugno – di “aprire” il Comune all’accoglienza di chi ha sbagliato. Già dai prossimi mesi, infatti, i condannati per reati non gravi potranno ottenere la commutazione della pena detentiva con lavori di utilità sociale. Nova Siri è tra i primi comuni d’Italia ad aprirsi alla novità. E’ questo il fulcro della Convenzione, sottoscritta tra il Ministero della Giustizia – per il tramite del Tribunale di Matera – e il Comune, in cui sarà possibile svolgere ilavori di pubblica utilità, secondo l’art.54 del Dlgs 274/2000 e dell’art. 2 del D.M. 26.03.2001. La convenzioneprevede che per i reati di competenza del Giudice di Pace o del Tribunale monocratico, relativamente alla violazione dell’art. 186 Cds “Guida in stato di ebbrezza” (per le ipotesi meno gravi, in cui non si causano incidenti e per tassi alcoolemici bassi), il condannato possa, su sua stessa richiesta, svolgere attività non retribuita in favore della collettività presso l’Ente Comunale, in luogo del pagamento della multa e dello sconto della pena detentiva. La pena può essere sostituita, infatti, con quella del lavoro di pubblica utilità, con una durata, stabilita dal Giudice, corrispondente a quella della pena detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria, ragguagliando 250 euro al giorno di lavoro. E’ una soluzione che comporta un doppio vantaggio. In primo luogo quello di garantire servizi di forza lavoro alle comunità, ma, soprattutto, quello di riproporre la pena in un’ottica riabilitativa e non esclusivamente punitiva. Anche le attività di impiego, infatti, saranno indicate sulla base di questo intento educativo. «Perché è nostra convinzione – fa notare Antonio Melidoro, Presidente del Consiglio Comunale – che il carcere non sia l’ultima parola sull’uomo». L’unanimità, a Nova Siri, è arrivata anche sulle due tematiche referendarie più discusse in questi giorni: il nucleare e l’acqua pubblica. Che si tratti di convinzioni,e non di posizioni strumentali, è dimostrato ampiamente da alcuni atti amministrativi prodottinegli anni scorsi dal Consiglioe dall’Amministrazione. In tempi non sospetti, infatti, il Comune di Nova Siri si era pronunciato su acqua e nucleare: a gennaio 2010 con l’approvazione del Manifesto dell’Acqua, a cura del Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua; a marzo 2010 con un ordine del giorno che ribadiva «il totale dissenso sulla scelta di riattivare qualsiasi forma di ritorno al nucleare in tutto il territorio italiano, senza se e senza ma». C’è di più. Il Comune, due anni fa, si è speso anche per proporre osservazioni sulle procedure per la realizzazione, da parte di Sogin, dell’impianto di ICPF (impianto di compostaggio del prodotto finito), nella fase di decommissioning in atto presso il centro Enea di Rotondella. E proprio il 24 marzo scorso il Ministero dell’Ambiente ha accolto le osservazioni del Comune. E’ ilsegno della“guardia alta”tenuta sul tema. Un’attenzione non scontata, se si pensa che il Comune di Rotondella, in cui il centro ha sede, non ha ritenuto opportuno produrre alcuna osservazione sulla realizzazione dell’impianto.

FONTE: Pino Suriano da Il Quotidiano della Basilicata

Ecco cosa pensano i Consiglieri comunali di Nova Siri sul Referendum

In seguito al Consiglio Comunale del 3/6/2011, il Presidente del Consiglio Antonio Melidoro, mi avvisa tramite un comunicato stampa su cosa si è discusso in merito ai quesiti referendari.
PREMESSO che successivamente all’indizione del Consiglio Comunale del 03.06.2011, la suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sull’ammissibilità del referendum avente ad oggetto la realizzazione di centrali nucleari sul territorio nazionale; L’ufficio centrale elettorale presso la Corte di Cassazione ha detto sì al referendum sul nucleare in programma il prossimo 12 e 13 giugno. Dopo lo stop alle centrali deciso nel decreto legge Omnibus , la Cassazione ha accolto l’istanza presentata dall’Idv e dal Pd volta a trasferire il quesito sulla nuova norma votata nel decreto legge. La Suprema Corte ha stabilito che le modifiche apportate dal governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.
PREMESSO che con delibera del consiglio comunale n.43 del 28.09.2007 il Consiglio Comunale all’unanimità chiedeva al Governo Italiano di attivarsi per favorire in tempi brevi la restituzione agli USA delle 64 barre di Elk River allo stato presenti nell’impianto Itrec di Rotondella;
PREMESSO che con delibera n. 8 datata 05.03.2010, il Consiglio Comunale all’unanimità decideva di approvare l’ordine del giorno congiunto proposto dal PD e da “Impegno per Nova Siri” il quale prevedeva tra i punti costitutivi:
a)la restituzione delle 64 barre di Elk River agli USA;
b)la necessità di vigilanza e monitoraggio da parte degli enti locali e Regione Basilicata sull’individuazione del Sito Unico Nazionale e sulla messa in sicurezza del materiale stoccato in Trisaia con particolare riferimento all’impianto di ICPF;
c)Ribadiva il totale dissenso sulla scelta di riattivare qualsiasi forma di ritorno al nucleare in tutto il territorio italiano senza se e senza ma.
PREMESSO che in attuazione del punto b) con VIA del 24.03.2011, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare accoglieva le osservazioni del Comune di Nova Siri, sulle procedure da attuarsi per la sicurezza dei cittadini nella realizzazione dell’impianto di ICPF (impianto compostaggio del prodotto finito), nella fase di decommissioning in atto presso il centro Enea di Rotondella.
PREMESSO che questa Amministrazione partecipa costantemente al tavolo della trasparenza indetto per consentire la partecipazione degli Enti locali alla fase di decommissioning del vecchio nucleare in relazione alle scorie prodotte.
PREMESSO inoltre che:
Con delibera n. 2 del 05.03.2010, vista ed esaminata la nota in data 07.12.2009 del Coordinamento regionale acqua pubblica – Potenza, pervenuta a questo comune in data 25.01.2010 e registrata al nr. 2059 del p.g. in data 29.01.2010, Riteneva:

  • l’acqua un bene comune ed è un bene finito indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi;
  • la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile sono diritti umani inalienabili e inviolabili di ciascuno;

Approvava l’ordine del giorno proposto, E FACEVA PROPRI i seguenti principi:

  • il servizio idrico e gli altri servizi di interesse generale sono privi di rilevanza economica;
  • l’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
  • la disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona umana e si estrinsecano nell’ impegno a garantire ai cittadini un minimo vitale giornaliero pari a 50 litri per ogni persona;
  • la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;
  • il consumo umano delle risorse idriche deve avere la priorità rispetto ad altri usi;
  • il servizio Idrico Integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.), che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale.

Sottoscriveva il MANIFESTO DELL’ACQUA a cura Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua, allegato al punto n. 8 dell’ordine del giorno sotto la lettera “A” per farne parte integrante e sostanziale;
Aderiva al Coordinamento Enti Locali per l’Acqua Pubblica;
Impegnava il SINDACO e la GIUNTA MUNICIPALE, TRA GLI ALTRI, ad avviare tutte le azioni opportune al fine di contrastare le norme recentemente approvate riguardanti la privatizzazione della gestione delle risorse idriche e di tutti gli altri servizi di interesse generale.
TANTO PREMESSO, i Consiglieri Comunali, in vista dell’appuntamento referendario del 12 e 13 giugno, con la sottoscrizione del presente atto, manifestano la loro perseveranza nelle posizioni sopra emarginate e fanno voti di porre in essere azioni consequenziali,sollecitando la più ampia partecipazione dei cittadini al voto e impegnandosi per l’affermazione del “SI”.

Referendum: questi i 4 quesiti sulle schede il 12 e 13 giugno

Adesso è ufficiale: il 12 e 13 giugno saranno 4 i referendum su cui si potrà votare. Anche quello sul nucleare. L’ufficio elettorale della Corte di Cassazione ha stabilito, infatti, che le modifiche apportate dal governo alle norme sul nucleare non precludono la celebrazione della consultazione popolare.
La Cassazione ha quindi confermato che i cittadini potranno esprimersi sul quesito depositato a suo tempo dall’Idv, che va ad aggiungersi agli altri tre su acqua e legittimo impedimento.
Eccovi, quindi, i 4 quesiti referendari.

Il quesito sulla scheda rossa

Il quesito della scheda rossa (referendum n. 1) è inerente alle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
In particolare, si chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008, secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato; in entrambi i casi il privato detiene almeno il 40% del capitale.
La preferenza dei SI terrebbe lontani i privati dalla gestione pubblica del servizio idrico. 

Il quesito della scheda gialla

Abrogazione parziale invece per il referendum n. 2 sull’acqua pubblica contenuto nella scheda gialla, con cui si chiede l’abrogazione dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, per quel che riguarda la parte che sostiene la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato “in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”.
In base alla normativa vigente, un gestore può caricare sulla bolletta fino al 7% in più senza che questo venga investito per migliorie sull’infrastruttura.

Le centrali nucleari sulla scheda grigia

Referendum n. 3, scheda grigia, costruzione di nuove centrali per la produzione di energia nucleare, promosso dall’Italia dei Valori.
Dopo la marcia indietro del Governo, a seguito del disastro a Fukushima, è la consultazione più a rischio.
Salvo contrordini dell’ultima ora, il quesito chiede l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera d (realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare) contenuto nel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Votando SI si impedisce di fatto la realizzazione di nuovi impianti sull’intero territorio nazionale.

Sulla scheda verde il “legittimo impedimento”

Scheda verde chiaro per la quarta e ultima consultazione popolare, anch’essa sostenuta dall’Italia dei Valori, tocca il tema della giustizia. Meglio conosciuto come “legittimo impedimento”, si esprimono sull’abrogazione di una delle leggi ad personam, in particolare l’articolo 1 (commi 1, 2, 3, 5, 6) della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri a comparire in udienza penale”.

Quorum più facile

E ci sono più speranze ora di raggiungere il quorum, dopo molti anni che questo tipo di consultazione elettorale è vanificata per la mancanza di partecipazione da parte del 50% più uno di elettori che servono a farne valere l’esito.
Infatti, il vento è cambiato dopo le amministrative e, a giudicare dall’entusiasmo che si respira in giro, c’è da credere che continuerà a tirare aria di svolta ancora per i prossimi 15 giorni.
Comunque, fino al 12 e 13 giugno saranno giorni da battiquorum.
Acqua, legittimo impedimento, nucleare: bastano quattro sì per affossare definitivamente il governo Berlusconi.

L’entusiasmo del comitato promotore

La sentenza della Suprema corte è stata accolta naturalmente con entusiasmo anche dal comitato promotore e dalle associazioni ambientaliste che maggiormente si sono battute in queste settimane, da Greenpeace, al Wwf a Legambiente. “Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l’arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro”, commentano dal quartier generale di ‘Vota Sì per fermare il nucleare’.

Il Pd: “osteniamo la campagna per il Sì”

Anche il leader del Pd Pierluigi Bersani è caricato dal pronunciamento della Cassazione: “La conferma del quesito sul nucleare è una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati. Il Pd che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il ‘sì’ e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno”.

Il Pdl lascia libertà di voto sul nucleare agli elettori di centro-destra

Il Pdl, che finora ha cercato di svuotare in ogni modo la consultazione referendaria, fa una repentina giravolta e dà libertà di voto per il referendum sul nucleare: è l’indicazione che l’Ufficio di presidenza del Pdl si accinge a dare stando all’anticipazione del vice presidente della Camera Maurizio Lupi.
Lupi ha spiegato che sarebbe sbagliato caricare la consultazione di significato politico. “Decideremo oggi una libertà di voto da parte degli aderenti al Pdl perché non vogliamo caricare di importanza politica il referendum”, ha detto Lupi.
“Io – ha aggiunto – personalmente non andrò a votare”: e questo non sorprende, perché uno dei modi per far fallire i referendum è far mancare il quorum.

La soddisfazione di Mdc

“Questa sentenza riafferma pienamente il diritto dei cittadini a esprimere il proprio voto e conferma come la legge approvata alla Camera nei giorni scorsi con il voto di fiducia non fosse altro che un tentativo maldestro di raggirare 40 milioni di elettori italiani”, è la dichiarazione soddisfatta dell’avvocato Gianluigi Pellegrini, che per il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) ha presentato il parere pro veritate presso la Corte, che ne ha accettato tutte le motivazioni, in incidenza al decreto Omnibus approvato dal Parlamento.

L’Mdc, ovviamente, attiverà il tam tam informativo in tutte le sue strutture locali per far sì che venga raggiunto il quorum il giorno del referendum.

Prossimo obbiettivo il voto

Dopo il colpo inferto al centro-destra al primo turno delle amministrative e il ko dei ballottaggi di ieri, il prossimo obiettivo da centrare, per molti italiani, è il raggiungimento del quorum e la prevalenza dei SI. Ciò che fino a ieri sembrava un sogno, oggi ha tutti i numeri per poter diventare realtà. L’opposizione riacquista entusiasmo, ci crede come si era mai visto da anni e rilancia la partita per l’apertura di una nuova fase politica.

Berlusconi e la fiducia degli italiani

“Mi auguro un’altra vittoria dei cittadini italiani: raggiungeremo il quorum e avremo quattro sì”, ha affermato la presidente del Pd Rosy Bindi, mentre il segretario Pier Luigi Bersani mobilitava il suo partito ad amministrative ancora in corso.
“Berlusconi deve lasciare il governo perché ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno” ha dichiarato ieri da Napoli il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro.

Vola ancora più in alto Nichi Vendola, trionfatore del ballottaggio di Milano: “Da domani – ha detto da Milano subito dopo la vittoria di Pisapia – si comincia, il prossimo obiettivo è Palazzo Chigi, liberare l’Italia”.

Anche Fini a favore del quorum

Ci mette del suo per il raggiungimento del quorum anche Gianfranco Fini. Sebbene il suo partito, Futuro e Libertà, non abbia dato indicazioni di voto, l’ex numero due del Pdl a votare ci andrà eccome, “come cittadino che non vuole rinunciare alle sue prerogative”, convinto che “confidare nell’astensionismo credo sia la scelta peggiore che può fare una politica lungimirante”.

Milano ha i suoi 5 referendum

Con ancora addosso i postumi della sbornia per l’elezione del nuovo sindaco Giuliano Pisapia, all’ombra della Madonnina ci si prepara per un altro Election Day.
Oltre ai referendum nazionali, il 12 e 13 giugno i milanesi sono chiamati ad esprimersi su altre questioni di carattere ambientale: la riduzione del traffico e dello smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione dell’ecopass e la pedonalizzazione del centro; il raddoppiamento degli alberi e del verde pubblico insieme alla riduzione del consumo del suolo; la tutela della Darsena e la conservazione del futuro parco dell’area Expo; il risparmio energetico e la riduzione della emissione di gas serra; la riapertura del sistema dei Navigli milanesi. In tutto cinque referendum consultivi, su cui spicca il quesito numero 1, ovvero il tema spinoso dell’Ecopass.

Dall’Ecopass alla Congestion Charge

La proposta è di convertire la tassa in Congestion Charge, vale a dire in un ticket esteso anche a chi transita sulla circonvallazione esterna della città; con i soldi ricavati, l’amministrazione si propone di potenziare il sistema dei mezzi pubblici. Dopo essersi tinta di rosso con il ballottaggio di domenica, con altri cinque SI Milano si appresta a diventare un po’ più verde, ma per la prima volta dopo vent’anni il colore non sarà più associato alla bandiera leghista.

Referendum 12 /13 giugno 2011: tutti i quesiti

Privatizzazione dell’acqua, energia nucleare e legittimo impedimento, sono questi i quesiti sui quali gli italiani dovrebbero esprimersi al referendum del 12 e 13 giugno. Usiamo il condizionale perché, dopo il dietrofront del Governo sul nucleare, non è ancora chiaro se saranno presenti all’appello tutti e quattro i quesiti referendari. Sull’atomo la decisione spetta alla Corte Suprema entro fine maggio.

Premessa importante: il referendum del 12 e 13 giugno è abrogativo, ovvero si vota SI se si è favorevoli all’abrogazione della legge in vigore. I decreti in questione sono già stati approvati dal Parlamento, quindi il cittadino deve decidere se far cadere o meno tali leggi. Votando SI, dichiariamo di non essere favorevoli al mantenimento delle leggi su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Votando NO, dichiariamo di essere d’accordo con quanto già in essere.

PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA uno e due

L’acqua non si vende. È lo slogan utilizzato dal Comitato Referendario “2 SI’ per l’Acqua Bene Comune”.

1) Il primo quesito, secondo la denominazione sintetica formulata dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, è il seguente:

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?»

Votando SI: si dice NO alla privatizzazione dell’acqua

Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

La normativa, approvata dal Governo Berlusconi, stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Così facendo, andrebbero a finire definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO che attualmente non hanno proceduto ad affidamento o che hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Non solo, la norma disciplina le società miste collocate in Borsa che, se vorranno mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.

Votando SI a questo quesito si contrasta il processo di privatizzazione dei servizi idrici in Italia approvato dal Governo.

Il secondo quesito, recita: “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?».

Votando SI: si dice NO ai profitti sull’acqua

Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

L’abrogazione parziale è legata alla parte di normativa che permette al gestore del servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a logiche di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio stesso.

ENERGIA NUCLEARE

Secondo la denominazione sintetica formulata dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, il quesito sull’atomo è il seguente:

“Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme”

Il quesito referendario è stato presentato dall’Italia dei Valori per dire NO alla realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. La norma fa parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno.

«Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?».

Votando SI: si dice NO al ritorno del nucleare in Italia

Il comitato “vota SI per fermare il nucleare” spiega le ragioni del voto abrogativo. Ve ne segnaliamo alcune:

1. Le centrali nucleari non sono sicure

Non stiamo parlando solo di Fukushima, ma anche di nuovi reattori. Sono già tre le agenzie europee per la sicurezza nucleare che hanno bocciato il reattore EPR di Areva, lo stesso che Enel vorrebbe costruire in Italia: sono la britannica HSE’sND, la finlandese STUK e la stessa agenzia francese ASN.

2. Anche se siamo circondati da reattori non significa che costruirli in Italia manterrebbe inalterato il rischio.

Il rischio in caso di incidente nucleare è puntuale, ovvero è tanto maggiore quanto si è più vicini alla sorgente di radiazioni. E Fukushima ne è un esempio.

3. La questione delle scorie nucleari non è risolta.

Attualmente non esistono soluzioni valide. Dalla “vetrificazione” ai depositi definitivi, nulla sembra funzionare. Pensate che negli Stati Uniti è dal 1978 che si sta studiando un deposito definitivo per le scorie radioattive a più alta intensità nel sito di Yucca Mountain, nel deserto del Nevada. I suoi costi di costruzione supereranno i 54 miliardi di dollari e non è affatto certo che entrerà mai in funzione.

4. Il nucleare non costa meno e i numeri dimostrano che nel mondo non vi è alcun rilancio.

Le stime più recenti fatte negli Stati Uniti dimostrano che al 2020 il costo del kilowattora nucleare da nuovi impianti sarà maggiore del 75% rispetto a quello del gas e del 27% rispetto all’eolico. Tutto a carico dei contribuenti. Non solo, in termini relativi il peso del nucleare nella produzione globale di elettricità è sceso dal 17,2% del 1999 al 13,5% del 2008 (International Energy Agency, 2010). Siamo veramente sicuri che sia l’energia del futuro?

A seguito del disastro nucleare di Fukushima Daijchi, il governo italiano ha emanato il decreto legge n.34/2011 che, all’art. 5 prevede una moratoria di un anno sull’avvio del programma nucleare italiano. Ad aprile, con un emendamento al decreto omnibus 2011, che dovrà essere convertito dal Parlamento entro il 30 maggio, il Governo ha aperto la strada ad un’ulteriore modifica della normativa sul nucleare oggetto del terzo quesito referendario.

Tale emendamento concede allo stesso governo di riaprire la questione nucleare in Italia una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”.

Lo stesso Presidente del Consiglio ha recentemente dichiarato di voler far saltare il referendum sul nucleare: “Se fossimo andati oggi a quel referendum – ha dichiarato – il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Abbiamo introdotto questa moratoria responsabilmente, per far sì che dopo un anno o due si possa tornare a discuterne con un’opinione pubblica consapevole. Siamo convinti che il nucleare sia un destino ineluttabile”.

L’ultima parola spetta alla Corte di Cassazione che dovrà stabilire se, l’abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuove centrali sia sufficiente a soddisfare lo stesso obiettivo ricercato dai promotori del referendum. Si saprà se gli italiani dovranno votare anche per il tema sul nucleare all’incirca verso il 25-30 maggio, a pochi giorni dal referendum.

LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Le maggiori ripercussioni politiche del referendum arriveranno dall’abrogazione della legge sul legittimo impedimento, proposta dall’Italia dei Valori.

«Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?».

Ad aprile del 2010 il Sole 24 Ore proponeva una guida alla lettura per spiegare, passo per passo, tutte le novità contenute nelle nuove norme sul legittimo impedimento.

Sono stati i giudici del Tribunale di Milano a sollevare nell’ambito del processo sul caso David Mills, eccezione di incostituzionalità. A gennaio 2011, la Corte Costituzionale si è poi espressa per il mantenimento della legge, con una sentenza interpretativa che ne ha abrogato alcune parti considerate dalla Corte incompatibili con gli art. 3 e 138 della Costituzione.

L’Italia dei Valori descrive il legittimo impedimento come una delle leggi ad personam varate dal 1994 a oggi dal centrodestra. Ecco alcune delle ragioni presentate dall’Idv per votare SI e abolire il legittimo impedimento:

1. Perché la legge è uguale per tutti, anche per Silvio Berlusconi. Quando smette di esserlo è segno che non c’è più democrazia.

2. Perché se chi governa un paese è accusato di un crimine ha il diritto e il dovere di difendersi. Ma nel processo non dal processo.

3. Perché se al governo c’è un mascalzone i cittadini devono saperlo subito. Non dopo che ha lasciato il governo, quando il danno è già stato fatto.

4. Perché assumere cariche pubbliche è una responsabilità che impone comportamenti trasparenti. Non un privilegio che regala l’impunità ai potenti.

Avevate progetti per il 12 e il 13 giugno? Forse è il caso di annullarli e andare a votare. La validità del referendum abrogativo, uno dei pochi strumenti in mano ai cittadini per esprimere direttamente la propria volontà democratica, dipende dal raggiungimento del quorum.

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