Monthly Archives: settembre 2011

Censurare internet per salvaguardare l’immagine

Oggi, leggo un articolo sul sito http://www.ilfattoquotidiano.it dal titolo “Censurare Internet per salvare il premier” dove viene spiegato a grandi linee quello che sta accadendo, e come l’informazione sul web sia a rischio! Mi preme comunicare che questo atteggiamento, da parte dei politici, non viene preso solo dal nostro Premier e altri che siedono a Roma, ma che ormai sia mentalità diffusa anche nella nostra comunità e già da qualche tempo!

Quindi non stiamo a criticare inutilmente, Berlusconi e gli “onorevoli” amici, perchè se questo disegno di legge avrà il voto di fiducia, non è solo per merito loro, ma anche per CHI non va d’accordo con l’informazione in generale (non solo quella web), e da noi, a Nova Siri gente così ce n’è!

Vi riporto l’articolo per intero de ilfattoquotidiano.it con url per leggere la notizia alla fonte

Censurare Internet per salvare il premier

      Per sottrarre il premier alla giustizia questa volta, la Rete italiana rischia la censura.

Se, infatti, come appare ormai probabile nelle prossime ore il Parlamento riprenderà l’esame del famigerato ddl intercettazioni e il Governo ricorrerà, ancora una volta, al voto di fiducia, il nostro ordinamento si arricchirà di una nuova disposizione in forza della quale tutti i gestori di siti informatici saranno tenuti a disporre la rettifica di ogni informazione pubblicata online entro 48 ore dall’eventuale richiesta, fondata o infondata che sia.

In assenza di tempestiva rettifica, la sanzione sarà quella di una multa sino a 12 mila euro.

E’ questo il contenuto del comma 29 dell’art. 1 del disegno di legge n. 1611 che già la scorsa estate aveva minacciato di mettere un enorme cerotto sulla bocca – o meglio sulla tastiera – della blogosfera italiana.

In occasione del precedente dibattito parlamentare sul ddl – dibattito che questa volta potrebbe addirittura non esserci complice il voto di fiducia – nonostante l’ampio movimento di opinione sollevatosi contro l’approvazione della norma, nessuno, in Parlamento, aveva ritenuto di intervenire in modo determinato per eliminare dal testo “ammazza informazione”, almeno la norma c.d. “ammazza blog”.

Questa volta le speranze di un intervento in extremis per salvare, almeno, l’informazione libera che corre in Rete, appaiono ancora di meno perché maggiore è il bisogno della maggioranza – o di ciò che resta del clan dei compagni di merenda del premier – di disporre delle nuove regole anti-intercettazioni e perché, comunque, il Governo ha già manifestato l’intenzione di ricorre al voto di fiducia.

L’entrata in vigore del ddl e, in particolare, del comma 29 dell’art. 1 nella sua attuale formulazione ridisegnerebbe, in maniera importante e in chiave restrittiva e censorea, la mappa dell’informazione libera sul web.

Il punto, come ho già scritto in altre occasioni, non è sottrarre il blogger alla responsabilità per quello che scrive perché è, anzi, sacrosanto che ne risponda ma, più semplicemente riconoscere la differenza abissale che c’è tra un blog e un giornale o una televisione e tra un blogger – magari ragazzino – e un giornalista, una redazione o, piuttosto, un editore.

Il primo – salvo eccezioni – sarà portato a rettificare “per paura” e non già perché certo di dover rettificare mentre i secondi, dinanzi a una richiesta di rettifica, ci pensano, ci riflettono, la esaminano, la fanno esaminare e poi solo se sono davvero convinti di dovervi procedere, vi provvedono.

Imporre un obbligo di rettifica a tutti i produttori “non professionali” di informazione, significa fornire ai nemici della libertà di informazione, una straordinaria arma di pressione – se non di minaccia – per mettere a tacere le poche voci fuori dal coro, quelle non raggiungibili, neppure nel nostro Paese, attraverso una telefonata all’editore e/o al principale investitore pubblicitario.

Sarebbe davvero una sciagura per la libertà di parola sul web se, preoccupato di assecondare l’urgenza della maggioranza nell’approvazione del ddl, il Parlamento licenziasse il testo nella sua attuale formulazione.

Inutile ripetere che le conseguenze dell’entrata in vigore della norma sarebbero gravissime: ogni contenuto, informazione o opinione non gradita ai potenti dell’economia o della politica sarebbe destinata a vita breve sul web e ad essere rimossa – lecita o illecita che ne sia la sua pubblicazione – a seguito dell’invio di una semplice mail contenente una richiesta di rettifica.

Ore contate per le fontane rurali a Nova Siri

Sui cartelli affissi nelle campagne il messaggio è perentorio: “Le fontane rurali saranno chiuse prossimamente”. Mittente è il Comune di Nova Siri, destinatari sono i residenti e proprietari terrieri delle contrade rurali, invitati a provvedere all’allaccio alla condotta idrica di Acquedotto Lucano, che solo da poco ha completato la copertura di tutte le campagne di Nova Siri. Finisce così quella che era considerata una “pacchia” per gli abitanti delle zone rurali, dove l’acqua si faceva arrivare dalle fontane ai campi, o addirittura alle abitazioni, con tubi in pvc e con i costi a carico della collettività. Il Comune, insomma, pagava a tutti la bolletta.
Ma è stata davvero una “pacchia”? Pare di no, a sentire alcuni residenti delle contrade. Anche perché loro avrebbero gradito l’acqua già da tempo. L’hanno richiesta e attesa a lungo, ma l’Acquedotto ha provveduto definitivamente solo due anni fa (nel terzo millennio inoltrato!). E così hanno dovuto fare di necessità virtù. Per andare avanti fino ad allora, infatti, hanno dovuto sostenere altre spese per le strutture di approvvigionamento: pozzo, autoclave, cisterna, etc. E ora, per l’allaccio definitivo, dovranno sobbarcarsi anche le spese per realizzare la cosiddetta fossa biologica. La rete fognaria, infatti, non è presente in tutte le contrade. Proprio per la fossa, un paio di anni fa, alcuni cittadini avevano chiesto formalmente un contributo economico al Comune: altrove è stato concesso, ma ai firmatari della petizione non è mai arrivata alcuna risposta.
Non è tutto. In alcune delle zone in questione, in particolare quella collinare, non c’è la rete di irrigazione agricola: chiudere le fontane potrebbe significare, perciò, far morire definitivamente quel po’ di agricoltura che ancora sussiste. “Qui – spiega un agricoltore della zona collinare – avevamo solo questo. E’ bene che l’acqua arrivi nelle case e si paghi la bolletta, ma toglierci le fontane significa far morire quella piccola parte di produzione agricola che a livello familiare dà una mano a molti e fa vivere zone che altrimenti sarebbero meno floride. Ne risentirà anche il paesaggio”.
Il discorso non è diverso per l’allevamento. In molte campagne ci si serve delle fontane come abbeveratoio per gli animali. E’ ciò che permette la resistenza ad attività economiche che a stento si tengono in piedi. “Dovrò smettere da un giorno all’altro – spiega un allevatore – se mi toccherà dare l’acqua del rubinetto il gioco non varrà più la candela”. Lamentele di altro tipo sono arrivate da altri cittadini, che non sono proprietari terrieri e non vivono nelle aree rurali, ma di quelle fontane si servivano spesso e volentieri, ben contenti di poter riempire barili e bottiglie di un’acqua considerata più gradevole rispetto a quella che scorre nei rubinetti a Nova Siri Scalo. Di certo la collettività potrà risparmiare, ma più di qualcuno dovrà mettere sul conto familiare una nuova spesa: l’acqua per bere.
Non sarà forse il caso di lasciare la mannaia e, pur nella giusta ottica di risparmio, valutare le situazioni caso per caso, a seconda delle specifiche condizioni e delle possibili conseguenze che la scelta, da tutti condivisa in linea di principio, potrà comportare?
FONTE: Pino Suriano da il quotidiano della Basilicata

Wikileaks. In Basilicata deposito di scorie nucleari

MATERA – Chi abita dalle parti di Rotondella lo ha sempre saputo. Chi non conosce la Basilicata forse si meraviglierà del fatto che sia possibile una cosa del genere. Invece, è proprio vero che la Basilicata, una regione che “per attraversarla coast to coast ci vuole 1 ora e 15 minuti”, è in realtà un cimitero di scorie nucleari.

Commissioni – Dopo una serie di verifiche che hanno coinvolto anche delle commissioni parlamentari, si è giunti alla conclusione che il Centro ricerche della Trisaia di Rotondella (in provincia di Matera, a due passi dal Mar Jonio) è un cimitero di scorie. Ma se pensate che a far emergere la verità sia stata una di queste commissioni o una qualsiasi delle tante istituzioni presenti nel nostro Paese, siete leggermente fuori strada: il merito è di Wikileaks e Julian Assange. Sono stati pubblicati, infatti, una serie di cablogrammi tra la Sogin (la società che si occupa della gestione delle scorie radiattive di Rotondella) e un’agenzia governativa statunitense, ma anche tra Gianni Letta e l’ex ambasciatore americano Spogli che hanno come argomento proprio ciò che è conservato a Rotondella: tra l’altro è curioso il fatto che le barre di uranio sono giunte in Italia proprio dagli Usa, che
poi hanno rifiutato di riprendersele
.

Uranio – Dai documenti emergerebbe che alla Trisaia (per fortuna) non ci sono tracce di plutonio, ma l’uranio è invece abbondante. In tutte le sue forme e soprattutto altamente arricchito (e quindi buono per la costruzione di ordigni nucleari, ad esempio). In particolare emerge che in Basilicata siano conservati 15.398,4 grammi di uranio “fresh” (cioè puro) e 92.414,2 grammi irradiati. Ma non mancano importanti quantità di uranio a basso arricchimento (2.754 grammi), di uranio impoverito (6.069 grammi) e uranio naturale (1.114.042,8 grammi). Se questo è lo stato delle cose, appare quasi naturale quello che era stato proposto nel 2003: fare cioè della Basilicata il deposito nazionale delle scorie. La gente di Lucania scese in strada per dire “No” a questa decisione del Governo, che avrebbe fatto di una salina del comune di Scanzano Jonico (a pochi km dunque da Rotondella) la discarica della “monnezza” radioattiva prodotta in Italia. Col senno di poi e alla luce delle rivelazioni di Wikileaks, viene da chiedersi a cosa sia servito protestare, se comunque la Basilicata è già in questo momento (e da tanti anni) una sorta di magazzino in cui conservare la “sporcizia” radioattiva.

FONTE: net1news.org

Nova Siri – Centro storico senza bagni pubblici, gli anziani protestano

Ci sono luoghi in cui diventa vitale ciò altrove appare superfluo. E’ il caso del centro storico di Nova Siri. Qui, da quasi un anno, i bagni pubblici sono chiusi. Altrove sarebbe possibile soprassedere, non qui. Non in un paese in cui la percentuale di popolazione anziana è elevatissima; non in un paese in cui tante persone con problemi di salute vogliono trascorrere il pomeriggio in piazza e avere la possibilità di servirsi di un bagno pubblico che non sia solamente quello dei bar.
Sono venuti proprio alcuni di loro a raccontarcelo. Non hanno gli strumenti per esprimere l’esigenza con una richiesta formale o una petizione, ma sono spontanei nel manifestarla. “Lei è un giornalista? Per favore lo faccia sapere in giro, lo scriva sui giornali. Senza i bagni pubblici non possiamo proprio stare”.
Vorrebbero anche altro: un’aggiustatina alla piazza centrale, per esempio, la cui pavimentazione si lascia notare per più di qualche buca. “E non raramente – racconta uno di loro – qualcuno ha finito per cadere e farsi male, per fortuna senza danni troppo gravi”.
Arrivano a chiedere una fontana in qualche quartiere non fornito. “E come faccio – dice un altro – non posso mica fare sempre tanta strada o rientrare a casa se mi viene voglia di un po’ d’acqua?”.
Piccole cose: semplici e non troppo dispendiose, ma per loro sono vitali. Non è difficile crederci.
Il ritratto del centro, nei mesi invernali, è quello di un paesino ricco di fascino, con anziani che passeggiano, giocano a carte, lo fanno sembrare vivo. Più dei giovani, che, non sempre per colpa loro, sono costretti ad andare via ogni giorno di più. E’ bello pensare questi anziani possano sentirsi considerati, curati. Anche con semplici “attenzioni”. E davvero i bagni pubblici, in un paese come questo, non possono proprio mancare.

FONTE: Pino Suriano da Il Quotidiano della Basilicata

Sindaco Nova Siri su Aree Programma e forestazione

Conferire alle istituende Aree Programma la delega alla gestione della Forestazione. Dare così piena attuazione ed operatività in materia di tutela e governo del territorio e di salvaguardia ambientale così come previsto dall’art. 23 della legge regionale 33/2010”. Lo dichiara in un comunicato il sindaco di Nova Siri Giuseppe Santarcangelo.
Nell’imminenza degli incontri convocati dalla Regione per lo start-up delle Aree, che dovrebbero nascere entro la fine dell’anno, – prosegue il primo cittadino – è utile approfondire la questione che, dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe appannaggio delle Province.
Non convince del tutto una tale centralizzazione.
Riconoscere ai Sindaci ‘la funzione di programmazione e di rappresentanza politica del territorio nella definizione, implementazione ed attuazione delle politiche regionali’ come egregiamente accaduto nella gestione dei POIS, e nella realtà riservarsi una delega esercitata fino ad oggi dalle Comunità Montane, non appare un buon viatico”.

FONTE: Basilicatanet